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Biomonitoraggio della Qualità dell'aria

Approfondimenti:

Il biomonitoraggio

Con il termine biomonitoraggio si intende l’insieme delle metodologie che utilizzano esseri viventi per trarre informazioni sullo stato dell’ambiente. La finalità del biomonitoraggio è di indicare la “salute” degli ecosistemi in cui si sospetta che sia stata rilasciata una concentrazione biologicamente significativa di un inquinante.

Le principali tecniche di biomonitoraggio consistono nell'uso di organismi Bioaccumulatori (organismi in grado di sopravvivere in presenza di inquinanti che accumulano nei loro tessuti; con il loro uso è possibile ottenere dati sia di tipo qualitativo che quantitativo) e di organismi Bioindicatori (organismi che subiscono variazioni evidenti nella fisiologia, nella morfologia o nella distribuzione spaziale sotto l'influsso delle sostanze presenti nell'ambiente).

Il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico viene effettuato essenzialmente tramite centraline automatiche di rilevamento. Tali apparecchiature misurano direttamente le concentrazioni di determinati inquinanti in campioni d’aria prelevati dall’atmosfera: quando una o più di tali sostanze superano i livelli di soglia stabiliti per la legge, scattano i provvedimenti per limitare le emissioni, come ad esempio l’interruzione del traffico veicolare. Questo tipo di monitoraggio, oltre a presentare il limite di elevati costi di acquisto e di manutenzione, generalmente esegue il rilevamento solo di pochi parametri (CO, NOX, SO2, ecc.). Di conseguenza risulta impossibile effettuare il controllo su vaste aree basato su un’alta densità di punti di campionamento, mentre scarseggiano o mancano del tutto dati su molti contaminanti, come ad esempio i metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili che possono essere nocivi anche a basse concentrazioni.

Occorre notare che la quantificazione delle concentrazioni di singoli inquinanti non è sufficiente per avere un quadro sintetico e globale del degrado ambientale, in quanto le diverse sostanze presenti possono agire sinergicamente amplificando gli effetti sugli organismi viventi.

Le piante superiori offrono notevoli possibilità come indicatori, in quanto, avendo scambi gassosi con l’ambiente molto superiori a quelli dell’uomo e degli animali ed una minor complessità dei sistemi di difesa (esclusione, detossificazione e riparazione), presentano una sensibilità maggiore nei confronti di molte sostanze inquinanti. Costituiscono importanti eccezioni a questa regola il monossido di carbonio, l’idrogeno solforato e l’acido cianidrico.

Il biomonitoraggio offre garanzie di buona adattabilità essendo possibile impiegare specie diverse per vari inquinanti, e fornisce informazioni retroattive, poiché i sintomi possono essere riscontrati ad una certa distanza di tempo dall’episodio di inquinamento.

Il biomonitoraggio offre numerosi vantaggi. Innanzitutto consente di aumentare il numero dei punti di misura e quindi di ampliare l'area controllata includendo anche zone in cui potrebbe essere particolarmente dispendioso installare apparecchiature elettroniche.

Pertanto le tecniche di biomonitoraggio possono essere utilizzate per completare ed integrare reti di monitoraggio costituite dalle tradizionali centraline di controllo e possono sostituire campagne di misura spot effettuate con attrezzature mobili che non riescono a dare informazioni utili su una adeguata scala spaziale e temporale. É inoltre importante sottolineare che per aree in cui non vi sono valori di riferimento precedentemente misurati, il biomonitoraggio può costituire un primo passo nella realizzazione di una rete di monitoraggio. Infatti anche se non fornisce direttamente le concentrazioni di inquinanti in atmosfera, permette in tempi brevi e con costi contenuti, di avere informazioni sui livelli di inquinamento presenti in tutta l'area e di studiarne i gradienti, consentendo di dislocare sul territorio in maniera mirata le centraline chimico-fisiche (ottimizzazione della rete di monitoraggio).

Infine, ma non ultimo, il biomonitoraggio consente di indagare gli effetti degli agenti inquinanti su organismi viventi: ad esempio in zone agricole è di particolare interesse valutare il rapporto fra quantità di inquinante depositata sulla superficie foliare e quantità assorbita dal suolo per evidenziare possibili concentrazioni di inquinanti che dalle piante attraverso la catena alimentare possono arrivare agli animali ed all'uomo.

Alla luce di queste considerazioni e tenuto conto delle caratteristiche del nostro territorio provinciale in cui intorno agli insediamenti urbani ed industriali possono esserci vaste aree agricole oppure zone boschive ad orografia complessa, possono essere utilizzate delle tecniche di monitoraggio integrate chimico-fisiche e biologiche per la valutazione in particolare dell'inquinamento da molecole organiche e metalli pesanti. La realizzazione di un orto di biomonitoraggio parte da questi presupposti e costituisce la base per lo sviluppo di una rete di controllo territoriale in cui in siti predisposti specie vegetali sensibili vengono allevate in condizioni controllate per la misura della concentrazione di inquinanti ambientali.


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